Elezioni in Russia, prove generali di Guerra Fredda


In questi giorni non ho fatto altro che seguire la stampa italiana sulle elezioni legislative nella Repubblica Islamica dell’Iran e quelle presidenziali nella Federazione russa. Quasi tutti i giornali e  le Tv dicevano la stessa cosa annunciando trionfanti la vittoria dello Zar Putin ritorna al Cremlino, dell'opposizione che scende in piazza o la vittoria dei conservatori rivali del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Grossi titoli privi di analisi politica o economica, non irrilevante, quando si parla di due potenze presenti sullo scenario regionale ed internazionale.

Osservatori mediorientali ed occidentali vedono nei risultati una forte risposta al disordine internazionali creato intorno ai due Paesi che sta causando danni enormi, come già accaduto con l’invasione dell’Afghanistan, dell’Iraq, lo scudo missilistico spaziale in Turchia che la Russia considera atto di aggressione nei suoi confronti, nonché l’eventuale guerra nei confronti di Tehran e della Siria.

“Dopo un inizio cauto,in apparenza persino conciliante,Putin ci ha riportato ai tempi della guerra fredda. Temo che sarà  così anche nei prossimi anni”. Lo afferma l'ex sottosegretario alla difesa americano, Richard Perle, intervistato dal Corriere della Sera,all'indomani della vittoria alle elezioni russe di Vladimir Putin.

“E' come se Putin non avesse mai digerito la sconfitta dell'Unione Sovietica - aggiunge Perle - come se volesse una rivincita”. Il presidente russo da

anche l'impressione di volere ricostruire il nuovo impero”.

Vladimir Putin,60 anni,torna per la terza volta al Cremlino. Il premier uscente, già per 2 volte presidente della Russia è stato dichiarato ufficialmente vincitore delle elezioni presidenziali con il 63,75 per cento dei voti. L'affluenza al voto del 4 Febbraio è stata del 65,3%, su un totale di 110 milioni di aventi diritto al voto.

Anche in Iran hanno vinto le forze conservatrici che si oppongono duramente alla dimostrazione di forza sia americana che Israeliana caldeggiate dall’Ayatollah Ali Khamenei. Secondo gli ultimi dati,190 su 290 seggi sono stati assegnati all’ ala più vicina all’Ayatollah Khamenei nel nuovo parlamento iraniano.

Nel nuovo scenario ci sarà una Federazione Russa che darà priorità assoluta alla sua posizione strategica e ai suoi interessi vitali nel Mondo.

La Russia di Putin dovrà far fronte a due questioni quella siriana ed iraniana che rappresentano un terreno di scontro sia con gli Stati Uniti con i paesi Occidentali appiattiti alla posizione americana.

A lungo la Federazione Russa si è occupata dell’economia che sta andando bene, la crescita del Prodotto intero lordo cresce del 4% mentre i guadagni delle società sono saliti da 240 mld di dollari, nel 2010 al 280 mld nel 2011.

Mosca crede che nei Paesi delle cosiddette rivoluzioni vittoriose siano saliti al potere i partiti islamici,che praticamente non avevano preso parte al rovesciamento dei vecchi regimi. I leader di questi partiti hanno atteso pazientemente che i giovani e gli intellettuali con la loro euforia lasciassero le piazze per tornarsene a casa.

Gli omicidi e le torture che si stanno compiendo in Libia sotto il nuovo regime e gli arresti dei collaboratori delle organizzazioni non governative americane in Egitto gettano un’ombra di dubbio sulle speranze dell’Occidente in una rapida democratizzazione dell’area. Sempre che l’Occidente vi credesse davvero.

Non solo la Russia ma molti osservatori occidentali dimostrano con argomentazioni che con l’uscita di scena dell’attuale leader siriano nel Paese si creerebbe un vuoto di potere e, di conseguenza, il caos politico e la guerra civile. Mosca continua a proporsi come sede per ospitare le trattative fra le diverse forze siriane,offrendo l’intermediazione del Cremlino.

Non è diversa la posizione della Russia per quanto riguarda Tehran. Mosca ancora prima delle elezioni si è opposta alla politica ostile degli Stati Uniti, dell’Occidente e di Israele nei confronti dell’Iran e considerando  che un attacco contro Tehran avrebbe delle conseguenze disastrose. Mosca si è opposta anche all'uso di misure coercitive,come le sanzioni per costringere l'Iran ad abbandonare il suo programma di  nucleari civile.

Talal Khrais