Medio Oriente, il peso degli Usa al tempo di Obama


Guardare al Medio Oriente come possibile palese e nuovo interlocutore dell’Italia nelle scelte di politica economica appare ormai indispensabile. Non con la logica neo-colonialista del vicino Sarkozy ma con un approccio laico che superi schematismi e paure che nel recente passato ci siamo disegnati addosso nel recitare quel ruolo di alleati fedeli degli Stati Uniti d’America che sempre di più ci sta stretto.

Gli interessi dell’Italia nei Paesi della riva sud del Mediterraneo e nel prospiciente Medio Oriente ci sono sempre stati, ma con un approccio da comprimari, mandando avanti solo alcune delle nostre aziende, e senza mai registrare un ruolo politico importante in quei territori.

La ormai decennale assenza di scelte sulle vicende palestinesi, la brutta figura libica sono solo alcuni esempi di assenza di strategia politica degli ultimi Governi ed in particolare del Governo Berlusconi.

Le rivoluzioni Mediorientali ci consegnano delle nuove democrazie e nuovi orizzonti relazionali che vanno oltre i consolidati rapporti dell’ultimo decennio. L’asse che si è andata consolidando in questi ultimi anni fra Turchia e Iran non va sottovalutata.

Il Governo di Erdogan ha svolto un ruolo di sdoganamento commerciale nel paese degli Ayatollah e di Ahmadinejad, traendo un enorme vantaggio economico e consentendo alla Turchia di potersi permettere di non valutare più con l’interesse di prima all’ingresso in Europa.

L’Iran considerato il nemico numero uno dell’occidente ha mostrato di essere un paese capace, nonostante l’embargo, di diventare una grande potenza economica senza nulla togliere al proprio popolo anzi facendo progredire il paese sotto molteplici punti di vista.

Pensare di proseguire in questa politica, dissennata e pro domo propria degli Stati Uniti, anti Iraniana in questo frangente, con questa crisi economica, e l’evoluzione politica di quell’area, appare una scelta illogica, fuori dai tempi, dannosa per l’economia italiana.

Superare steccati e diffidenze del recente passato, recuperare un rapporto relazionale con quello che indubbiamente rappresenta il paese emergente in quell’area indisponibile.

Non sono spiegabili i rapporti con la Repubblica Cinese, sia da parte del nostro paese che degli Stati Uniti, che certo non brilla come esempio di democrazia nel mondo, dove esiste uno strutturale abuso sui diritti dei cittadini, dove neppure la procreazione è libera, e poi ritenere ancora l’Iran uno stato canaglia solo per assecondare le scelte egemoniche Israeliane in quell’area.

L’Italia ha avuto ottimi rapporti e ancora oggi potrebbe averli con la Repubblica islamica dell’Iran, in questa fase in cui prevalgono egoismi statali e nei quali ciascun stato pensa di poter salvare se stesso appare indispensabile riaprire tali relazioni e attivare canali commerciali che vadano oltre stupide ed anacronistiche decisioni prese dal paese che senza averne, ormai, titolo pensa di esercitare un’egemonia politica sul mondo gli Stati Uniti d’America.